La Costiera Amalfitana è stata iscritta nella World Heritage List dell’UNESCO (WHL) nel 1997, nella categoria “Cultural Landscape”, in quanto “è un mirabile esempio di paesaggio mediterraneo, di eccezionale valore scenico naturale e culturale, risultato della sua drammatica orografia e dell’evoluzione storica” (criteri ii, iv e v).
La allora Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Salerno e Avellino e la Comunità Montana Penisola Amalfitana (oggi soppressa e sostituita dalla Comunità Montana Monti Lattari) hanno prima stipulato un protocollo di intesa, poi concretamente supportato prima gli studi preliminari poi la redazione del Piano di Gestione (PdG) voluto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali per adeguare alle direttive dell’UNESCO i siti inseriti nella WHL. Su mandato di tali enti il Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello ha costituito un Gruppo di Lavoro (GL), composto da studiosi afferenti ad università italiane (Università Federico II, Seconda Università di Napoli, Università Roma 3, Università del Salento), a enti di ricerca nazionali (CNR IRAT e IAMC) e all’advisory body dell’Unesco ICOMOS,. Il GL ha quindi svolto gli studi preliminari e ha redatto una prima stesura del PdG pervenendo quindi a produrne la versione finale, sottoponendola ai Sindaci e agli stakeholder del territorio.
Il PdG “Costiera Amalfitana” è stato quindi avviato con una vision precisa: riattivare il processo di adattamento intelligente e compatibile del territorio alle esigenze della comunità che lo utilizza. VERSO LA COSTIERA ANTICA è lo slogan che la caratterizza.

Gli aspetti metodologici di tale impostazione, le questioni critiche da risolvere (la natura di un bene pubblico quale il Paesaggio culturale, che però è generato e utilizzato da privati; le possibili politiche di supporto all’agricoltura attraverso la perequazione con le attività turistiche che essa stimola; le modalità d’uso delle fonti energetiche rinnovabili in un territorio che è un paradigma del loro uso intelligente in antico, ma che oggi non può subirne l’invasività), l’analisi dei modelli di governance e dei PdG degli altri PC italiani ed europei sono stati discussi nel volume “IL FUTURO DEI TERRITORI ANTICHI – PROBLEMI, PROSPETTIVE E QUESTIONI DI GOVERNANCE DEI PAESAGGI CULTURALI EVOLUTIVI VIVENTI”, pubblicato nella collana “Territorio storico e ambiente” del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali.

Nel settembre 2019 il Centro ha pubblicato il Piano di Gestione, la cui struttura si articola in una prima parte, che espone le caratteristiche del sistema da governare e le questioni di governo che ne derivano, e in una seconda parte, che illustra l’insieme degli interventi previsti. La seconda parte rappresenta il corpus del PdG, i cui 66 interventi concretizzano le 36 azioni necessarie a conseguire i 10 obiettivi strategici. Ciascuno degli interventi proposti viene descritto con una scheda dettagliata, che tratteggia la struttura e contenuti (finalità, articolazione, risultati attesi, attori, costi ecc.) riferendoli alle azioni che concretizzano e agli obiettivi cui sono finalizzati. Ciascuna scheda indica da un lato le attività da svolgere con riferimenti ai 5 settori suggeriti dall’UNESCO (Conoscenza; Tutela e conservazione; Valorizzazione; Promozione, Formazione e Comunicazione; Monitoraggio), dall’altro gli elementi di interesse del decisore politico chiamato ad attuarlo: priorità, durata e costi (utili ad inserire l’intervento in un attendibile cronoprogramma); impatto generato sul territorio (in riferimento al paesaggio) e sulla comunità (in termini sia di fruibilità sia di consenso/dissenso che l’intervento può generare). La scheda è inoltre completata dagli indicatori di successo, necessari per rendere concreto ed efficace il monitoraggio. Infine vengono proposti il cronoprogramma delle azioni da realizzare, i criteri di monitoraggio, la cadenza delle eventuali revisioni, i costi stimati.